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Una Banda in Banca

Il teatro è un importante strumento per unire persone differenti, ognuno con le proprie potenzialità, con il proprio, esclusivo, segno creativo.

E per noi Faclò, il teatro è diventato anche una grande occasione per diffondere tanti sorrisi ai più piccoli e la nostra mission ai più grandi.

Uniti ed entusiasti, abbiamo accettato questa sfida con noi stessi che ci ha portato alla realizzazione e rappresentazione di UNA BANDA IN BANCA, uno spettacolo completamente “fatto in casa” e presentato in due teatri di Roma, il 24 novembre 2019 e l’8 febbraio 2020, un vero successo con più di 400 spettatori! Il tutto grazie anche all’importante supporto del nostro carissimo amico Glauco “Fischietto”, che ci ha guidato durante le prove.

Prezioso è stato il contributo del Lions Club Roma Aurelium, e di tutti coloro che hanno partecipato con generose donazioni da devolvere alla Casa Famiglia Comunità “Surasol Marieliei” di Braila (Romania).

 

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Ce l’ho, Ce l’ho, Mi Manca – Il baratto dei giocattoli

Solidarietà, accoglienza, ecologia e generosità sono le parole chiave dell’evento Ce l’ho, Ce l’ho, Mi Manca, organizzato dal blog Family Welcome, il 1 dicembre 2019 dalle 10 alle 19, presso gli spazi di Eataly e dedicato ai bambini dai 3 ai 12 anni.

Una giornata all’insegna del baratto, dove i folletti, le fatine e i clown de La Banda Faclò, insieme ai volontari di Save The Children, hanno raccolto dai bambini intervenuti, i giocattoli, ormai non più interessanti per loro, donando loro delle monete simboliche con cui poter scegliere un giocattolo diverso. Tutti i giocattoli rimasti senza proprietario sono stati donati ai Punti luce e Spazi Mamme di Save The Children e  alle case famiglia con le quali La Banda Faclò collabora da molto tempo e per attività di raccolta fondi atte a finanziarie iniziative benefiche.

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Bambini in Festa

Il 26 maggio 2018 la Banda ha animato l’iniziativa “Bambini in Festa” presso il Casale del Fiume Treja, organizzata per la raccolta fondi in favore dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Durante la giornata, i clowndottori, fatine e folletti della Banda intervenuti hanno intrattenuto i piccoli ospiti con gag improvvisate e con due laboratori “creativi” che hanno visto la partecipazione di quasi 50 bambini e loro genitori! I laboratori hanno avuto come oggetto la sensibilizzazione  al “dono” e – come l’anno precedente – al “riciclo”. Nel primo laboratorio, per bambini dai 3 agli 8 anni, tramite una storia e la costruzione di oggetti di carta, i bimbi hanno creato con gioia un albero con le proprie “mani” per donare ciò che si poggiava sullo stesso a chi era “spoglio”.

Nel secondo laboratorio, dagli 8 ai 13 anni, grazie a tanti oggetti della nostra quotidianità che sembrano poco utili (lattine, cartoni, spaghi, bottiglie etc.) sono stati creati tanti strumenti musicali, personalizzati secondi i “gusti” di ogni partecipante, per un concerto finale di coro e orchestra!

Una giornata in allegria terminata con un concerto all’aria aperta.

 

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Kim e i colori del mondo

Attività presso la Casa di Kim

Dal 2015 i volontari della Banda Faclò sono presenti alla Casa di Kim, dell’Associazione KIM Onlus,  con interventi ludici e di stimolo a fantasia e creatività.

L’Associazione Kim onlus si occupa – in completa gratuità – di accoglienza, tutela e ospedalizzazione di minori italiani o stranieri gravemente ammalati, che vivano in condizioni di disagio economico e sociale, spesso provenienti da Paesi in guerra o da Paesi senza strutture sanitarie adeguate. Segue il minore, accompagnato da madre o padre, in tutto il percorso: dalla richiesta d’aiuto all’ingresso in Italia se straniero, ai contatti con gli ospedali, e ospita e sostiene il nucleo famigliare nel suo centro di accoglienza.

Le diverse lingue e culture che incontriamo nelle nostre visite sono di stimolo ai nostri giochi, che vengono adattati in modo tale da rendere tutti partecipi, incluse le mamme !  Giochi a squadre, improvvisazione, maschere, lavoretti, mimi, balli e canti, coreografie e scenaggiature si intervallano a seconda delle età dei bambini presenti, della loro voglia di giocare, in un crescendo, serata dopo serata, attraverso i giochi, di complicità e conoscenza reciproca. Il momento della “buona notte” è sempre un arrivederci alla prossima sfida, alla prossima risata ed ai prossimi sorrisi. La Banda Faclò è stata inoltre invitata, nel 2016, 2017 e 2018 alla festa d’estate “Kim ed i colori del mondo” per intrattenere i bambini ospiti con uno spettacolo di gag e marionette.

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Kim al 6 Nazioni

A marzo 2018 si è svolta l’iniziativa il progetto “Il terzo tempo dei bambini” che ha avuto l’obiettivo di avvicinare bambini con fragilità emotive e disabilità psico-motorie al mondo dello sport, in particolare quello del rugby, i cui valori sono rappresentati dalla collaborazione nel gioco di squadra/famiglia, dalla fiducia nel compagno/elemento del gruppo, dalla capacità di ritagliarsi un ruolo proattivo, quindi valori sani e altamente formativi per la loro crescita.

Tale avvicinamento è stato possibile con l’organizzazione da parte de “la Banda Faclò” della settimana del rugby per gli ospiti della casa di Kim.

Il giorno lunedì 12 marzo 5 rugbisti professionisti (2 dei quali allenatori di bambini in alcune società di rugby romane) accompagnati dai volontari de “ La Banda Faclò” si sono recati presso la casa di accoglienza e hanno spiegato ai piccoli ospiti e ai loro genitori le regole del gioco e i valori del rugby. Il giorno martedì 13 marzo i bambini di casa di Kim hanno potuto assistere agli allenamenti della nazionale di rugby e hanno incontrato i giocatori che con grande disponibilità hanno coinvolto i piccoli in brevi simulazioni di mete, placcaggi e mischie, ricevendo in dono palloni autografati.

Il giorno giovedì 15 marzo alcuni bambini sono tornati a far visita ai giocatori. Il giorno sabato 17 marzo i bambini con i rispettivi genitori sono stati accompagnati dai volontari de “La Banda Faclò” e di “Casa Di Kim” ad assistere all’incontro di rugby dell’evento “Sei Nazioni” che si terrà presso lo Stadio Olimpico di Roma. I volontari dell’associazione “La Banda Faclò” si sono occupati dell’organizzazione della settimana e, insieme agli accompagnatori (volontari di “Casa Di Kim”) hanno assistito e coinvolto i bambini durante questa forte esperienza emotiva.

I bambini e i genitori di casa di Kim hanno accolto con entusiasmo gli eventi organizzati, integrandosi tra loro e con i volontari, in un contesto esterno alla casa. È stato apprezzato anche il coinvolgimento di alcuni bambini italiani, figli dei volontari di “La Banda Faclò”, che partecipando alle attività hanno incontrato e fatto amicizia con i piccoli ospiti di casa di Kim.

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L’esperienza di clowndottore all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù.

Esco dall’ufficio al termine di una giornata particolarmente faticosa e sono abbastanza stanca, ma oggi è il mio turno per andare in reparto. Fatina Puzzetta fra un’ora e un quarto mi aspetta sulla scalinata d’ingresso del reparto Mita 1 dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Mi affretto dunque verso la mia auto “storica”, la fedelissima Clio, compagna di viaggi e di mille avventure. Salto su, infilo la prima, poi la seconda e via fino alla quarta, poi arriva la quinta e poi…giù, si torna alla terza e ci sia alterna tra la terza e la quarta…aaaah lo so sembra un rompicapo, ma non lo è. È solo la storia di una guidatrice romana, che attraversa la città, districandosi tra una coda e l’altra…e tra una buca e l’altra, ma che durante il tragitto si bea della vista di tante opere architettoniche meravigliose e si gode qualche buon pezzo musicale su radio Virgin; ritmato quanto basta per riacquistare un po’ di carica. Insomma, tra una coda e una canzone, tra una buca e una visione sono finalmente arrivata a destinazione. Mi “inerpico” con il mio macinino sul Colle del Gianicolo, fortunatamente trovo subito parcheggio. Ho ancora venti minuti, che userò per: andare alla colonnina esattrice delle tasse per fare il biglietto di sosta, tornare alla macchina, prendere la mia valigetta clown, fare un breve tratto, che include scendere delle ripide scalinate, scorciatoia che, senza aver inforcato gli occhiali non mi azzardo a percorrere (perché sì ho solo trent’anni, ma la vista non è più quella di un rapace).

Tutte queste attività sono scandite da un ritmo abbastanza rapido, come rapida è stata tutta la giornata, ma improvvisamente un senso di calma mi pervade non appena giungo alla tanto agognata scalinata del padiglione. Alle 19.00 in punto la salgo insieme a Puzzetta. Suoniamo il campanello del reparto Mita 1 e attendiamo che le infermiere ci aprano. Dopo aver detto di essere le Fatine di “La Banda Faclò”, entriamo, salutiamo le infermiere e chiediamo un foglio di riepilogo per sapere quali pazienti ci sono oggi nelle stanze e se ci sono alcune in cui dobbiamo aver maggior cura o che non dobbiamo proprio visitare. Le infermiere ci porgono il foglio, dandoci qualche specifica, noi ringraziamo e ci andiamo a cambiare. Il Mita 1, così come il Mita 2 sono i reparti più delicati nei quali noi volontari della Banda ci rechiamo. Sono tante le attenzioni che occorre avere nel prepararsi e vestirsi per entrare. Attento deve essere il comportamento assunto durante l’intervento nella stanza, che è singola ed è come un piccolo “nido”, pronta ad accogliere pazienti in preparazione al trapianto del midollo osseo o che sono in fase di recupero, dopo esserne già stati sottoposti.

L’ambiente per me stato incredibilmente coinvolgente, mi sono sentita da subito nel posto giusto. Quando poi si è lì, con la compagnia e il sostegno di un clown/fatina più esperto di te, ci si lascia andare e con pollice luminoso, occhietti, origami di carta e tanta fantasia si sfrutta ciò che c’è nella stanza per interagire. Prima di ogni interazione però occorre leggere attentamente la lista delle infermiere, bussare nelle stanze in cui si può entrare e chiedere alle mamme dei piccoli pazienti o a quelle degli adolescenti se hanno voglia di giocare. C’è chi dice di si, chi dice di no, il magico duo accetta con gioia e naturalezza tutto ciò che viene, perché ciò che importa è rispettare la volontà del paziente e della sua famiglia. Il turno con Puzzetta si rivela entusiasmante, forse anche per via di un particolare senso di unione e di sinergia tra di noi.

È il primo turno insieme eppure ci sembra di conoscerci da sempre. Sicuramente questa sensazione è accresciuta dal fatto che durante il turno, in ogni nuova stanza, indipendentemente dalla situazione che ci si trova di fronte, il cuore è pieno di gioia, perché fare del bene riempie di una sensazione amorevole. Quei visetti intelligenti, quegli sguardi intensi, quelle risate di gusto, quella sensibilità sono le più grandi lezioni che puoi portarti a casa. Lezioni che fanno riflettere, lezioni che fanno comprendere quanto la tua giornata lavorativa stancante non sia nulla in confronto a ciò che vivono quelle piccole e giovani anime e le loro famiglie quotidianamente. Si impara tanto anche e soprattutto dalla propria “spalla” ed io in questo sono stata molto fortunata, perché il turno con Puzzetta è uno dei primi in quel reparto, il mio imprinting è probabilmente ancora più positivo grazie al suo contributo. Sperimentando semplici magie, fiabe, lezioni di origami, mini gag, il flusso della serata fluisce come l’acqua. Si sono fatte le ore 21.30, senza neanche accorgercene.

Diamo la buonanotte ai piccoli pazienti, ci cambiamo, usiamo tutte le precauzioni dovute anche prima di uscire e una volta fuori dal reparto ci abbracciamo forte. Vado verso la macchina, sul cucuzzolo del colle e cammino con una carica pazzesca e una sensazione di gioia indescrivibile, gioia che spero di avere trasmesso anche solo attraverso uno sguardo e un sorriso a quelle belle anime.

Questo articolo è dedicato tutti i miei compagni di viaggio e a chi ne entrerà a far parte in futuro.

Con Affetto,

Giraffa.

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La Bellezza di un atto volontario

Un atto volontario è qualcosa che segue la volontà, qualcosa fatto spontaneamente, perché è suggerito dalla nostra natura interiore. Un atto d’amore che riempie il cuore, che fa brillare gli occhi, che ci sostiene, che ci aiuta e ci riempie la vita di colore. Beh, io credo che non ci sia nulla di più bello e spontaneo che Amare e farlo attraverso il sorriso è la massima espressione, che avvicina le persone.

Ridere era la cosa che più mi piaceva fin da piccola, parlavo poco, osservavo molto, quando vedevo qualcuno della mia famiglia che era giù di morale andavo lì vicino e semplicemente: sorridevo. Ero buffa e spontanea da piccola, anche un po’ sbadata. Da grande sono rimasta sempre buffa, spontanea e sbadata, forse mi sono giudicata anche molto per questo. Ho sempre desiderato poter fare qualcosa di utile per chi è meno fortunato di me, ma non sapevo bene cosa avrei potuto fare; finché, un giorno, una mia cara amica mi ha parlato di un’associazione di volontari clowndottori e cantastorie, che va in ospedale ed in casa famiglia a far sorridere i bambini con patologie gravi.

Così ho voluto incontrare chi il gruppo de La Banda Faclò l’ha creato anni fa. È stato amore a prima vista; mi sono sentita al posto giusto, ho fatto il corso per diventare volontaria, durato mesi perché davvero ben strutturato tra teoria, pratica e tanta osservazione iniziale. Il dono più grande che abbia potuto ricevere sono i sorrisi e gli occhioni dei bambini che ho incontrato, ricordi felici che porto nel cuore. Lo sguardo di Maria, gioioso e pieno di voglia di vivere, che rideva continuamente al solo spegnere ed accendersi dei mie pollici luminosi; l’euforia di Gennaro, il mago professionista e di Riccardo, il piccolissimo costruttore di trenini che da grande vuole fare il capotreno, la dolcezza di Emiliano…e di tutti gli altri che abbiamo incontrato.

Mi piace prendermi poco sul serio, mi piace ridere di me stessa, “spogliarmi” dei giudizi, essere sbadata, buffa. Ho imparato a farlo di più e con più leggerezza da quando ho conosciuto questo bellissimo gruppo e mi piace farlo davanti ai bambini, forse perché mi sento un po’ come loro. Farlo con chi è malato, è più complesso, perché non sempre dall’altra parte si ha la voglia di mettersi in gioco e interagire..dipende dai giorni, dai momenti. Ma tu entri, ci provi e accetti tutto ciò che viene, sapendo che comunque avrai fatto qualcosa di buono. Gli interventi in ospedale sono sempre in gruppo, si è sempre in due ad entrare in reparto, questo dà tanta forza ed energia, insegnandoti a fidarti del compagno. Allora dai il meglio di te, ti lasci andare, riesci ad essere ancora più naturale ed esce fuori una creatività inaspettata, sollecitata dalla collaborazione con l’altro. Come avrete capito fare il volontario è un percorso personale, che ti cambia, in meglio, ma che soprattutto cambia le giornate di chi ha delle serie difficoltà, di chi ricorda quella risata come un evento felice; perché in fondo: “Un sorriso è una curva che raddrizza tutto.”  (Phyllis Diller) 

Questo articolo è dedicato a tutti i miei compagni di viaggio e a chi ne entrerà a far parte in futuro.

Con Affetto,

Giraffa.